Il "senso" del parlare: Comunicazione Non Violenta

 Egli fece regnare la lettera "HE" sulla parola (Dibur) e legò a lei una corona e permutò questa con quella  e formò con esse: l'Ariete nel mondo e Nissan  (21 marzo-20 aprile) nell'anno.
(Sefer Yetzirah)





Comunicazione Non Violenta.

Nella tradizione della Cabala ebraica, così come in molte tradizioni il 21 marzo Equinozio di Primavera segna l'inizio dell'anno solare. Il Sole, nel suo moto apparente, attraverserà i 12 segni zodiacali rappresentando il Cammino dell'Iniziato.

Connesso ad un Segno Zodiacale e ad una Lettera dell'Alef-beith è indicata in ciascuna delle dodici finestre temporali, una azione della nostra vita cui portare l'attenzione.

Nel mese di Nisan che inizia oggi la tradizione ci invita a acquisire consapevolezza del modo in cui usiamo la Parola.

L'Ariete rappresenta l'Agnello sacrificato da Abramo. E' il sacrificio (che etimologicamente significa proprio rendere sacro) che permette la rinascita. Sono tutti i miti ad esso connessi: Gesù, Parcival, Prometeo. E' anche l'Ariete dal vello d'oro, conquistato dagli argonauti (gli uomini arguti, come suggerisce la cabala fonetica del Fulcanelli) che porta con sè lo slancio di un nuovo inizio.
Una nuova identità che ha il desiderio di auto-espressione.

La parola, secondo la Cabala racchiude il segreto della Creazione.
E Dio disse:"sia la luce" e la luce fu!
In ebraico il termine Dibur-parlare ha come radice le lettere Dalet-Beith-Resh (Davir) che significa "cosa" nel senso più concreto del termine a sottendere l'estrema potenza e concretezza della parola.

Secondo l'Alchimia l'Essere Umano ha in sè un parte animale e una parte divina. Il linguaggio, che è nostra peculiarità, è anche la testimonianza della nostra parte divina.
Tramite il linguaggio infatti possiamo co-costruire  con gli altri un mondo condiviso di significati.

Per questo all'Ariete impetuoso che è in ciascuno di noi viene richiesto di portare la propria consapevolezza a come usiamo la parola.

La pratica che suggerisco di sperimentare in questo mese è una tecnica chiamata "comunicazione non violenta" e non viene tramandata da una qualche antichissima tradizione ma è stata ideata da uno psicologo americano Marshall Rosenberg negli anni 60.
L'idea alla base è che quando pensiamo che le nostre parole non siano sufficienti a farci capire tendiamo a sentirci impotenti, disperati, arrabbiati, e la nostra comunicazione diventa violenta.

La Comunicazione Non Violenta ci allena ad osservare il nostro mondo interno con spirito critico e a fare lo stesso con i nostri interlocutori .


Il processo si suddivide in quattro passi:

1. Osservazione dei fatti provare ad osservare gli avvenimenti senza giudizio, senza valutazioni e aspettative.
2. Identificazione dei sentimenti provando ad ascoltare le nostre emozioni, ma anche le sensazioni fisiche, portando attenzione al nostro corpo.
3. Riconoscimento dei bisogni che sentiamo non soddisfatti, da tener conto che in questo modello i bisogni sono considerati universali, di conseguenza avere gli stessi bisogni facilita la comprensione reciproca.
4. Espressione delle richieste formulandole suggerendo azioni concrete che tengano conto dei bisogni dell'altro contemplando quindi la possibilità che l'altro possa rifiutare, si tratta di una richiesta e non di una pretesa.

Possiamo provare a tradurre le frasi che diciamo quindi nel seguente modo:
"Quando io vedo/ ascolto…mi sento...perché ho bisogno di...e vorrei che tu…"
questo è quello che  Rosemberg chiama il linguaggio della giraffa

Per approfondire l'argomento allego un video in cui lo stesso Rosemberg racconta la sua tecnica:





Questo articolo è stato scritto da Giovanna Massari, counselor olistica e conduttrice di percorsi di consapevolezza.  Mi piace studiare e sperimentare. Scopo di questo blog è condividere le conoscenze maturate durante questi anni su un Percorso Tradizionale e dare degli spunti di riflessione a coloro che sono alla ricerca.

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