Giorno 8 - il Conteggio dell'Omer

Giorno 8 - Chesed di Geburah: 
benevolenza nella disciplina




Con la meditazione odierna entriamo nella settimana dedicata a Geburah. Tra le attribuzioni di questa Sephira vi è la capacità di discernimento: questo è bene per me, questo è male, perseguo ciò che è buono per me con costanza e determinazione anche se questo non mi genera gratificazione immediata. 
Durante questa settimana approfondiremo i vari aspetti di questo concetto.

Oggi ci soffermeremo sul discernimento e sul giudizio. 
Psicologi e filosofi si domandano da sempre in che modo avvenga la categorizzazione e se vi siano categorie "naturali" o se siano esse opera dell'essere umano.
Certo è che per comprendere la realtà abbiamo bisogno di categorizzare e concettualizzare.
“se un’amica mi chiama e mi chiede se posso prendermi cura del suo cane, so abbastanza bene cosa debbo aspettarmi, anche se non ho mai incontrato quel cane in particolare. Non ho bisogno di chiedere se devo innaffiare il cane, passarci l’aspirapolvere o zappare intorno alle radici e così via.” così si esprime lo psicologo cognitivo Gregory Murphy.
E' evidente però che i concetti sono delle riduzioni della realtà e non una fotografia di questa. Spesso sono dicotomici e per semplificare la categorizzazione tendono a non tener conto delle sfumature.
Immaginate cosa può accadere quando la categorizzazione in questione è quella che vorrebbe, senza essere a conoscenza di tutte le variabili (e questo nella vita è la norma) distinguere il bene dal male.
Un meraviglioso racconto zen descrive molto bene il paradosso:
Molti anni fa, in un povero villaggio cinese, viveva un agricoltore con suo figlio. Suo unico bene materiale, a parte la terra e la piccola casa di paglia, era un cavallo che aveva ereditato da suo padre.
Un giorno, il cavallo scappò lasciando l’uomo senza animali che potessero lavorare la terra. I suoi vicini – che lo rispettavano molto per la sua onestà e diligenza – accorsero a casa sua per dirgli che erano dispiaciuti per quanto era successo. Lui li ringraziò per la visita, ma domandò: “Come fate a sapere se ciò che mi è successo è un male  per me?”
Qualcuno commentò a bassa voce con l’amico: “Non vuole accettare la realtà, lasciamo che pensi quel che vuole, così non si affliggerà per l’avvenuto.”
Ed i vicini andarono via, fingendo d’essere d’accordo con ciò che avevano sentito.
Una settimana dopo, il cavallo ritornò alla stalla, ma non era solo: era accompagnato da una bella giumenta. Al sapere questo, gli abitanti del villaggio – contenti, perché solo ora avevano capito la risposta che l’uomo aveva dato loro – tornarono a casa dell’agricoltore, congratulandosi per la buona sorte.
“Prima avevi solo un cavallo, ed ora ne hai due. Auguri!”, dissero.
“Grazie mille per la visita e per la vostra solidarietà”, rispose l’agricoltore. -“Ma come fate a sapere che l’accaduto è un bene per me?”
Sconcertati, e pensando che l’uomo stesse impazzendo, i vicini se ne andarono, commentando per strada “possibile che quest’uomo non capisca che Dio gli ha inviato un dono?”
Passato un mese, il figlio dell’agricoltore, decise di addomesticare la giumenta. Ma l’animale saltò in modo imprevisto, ed il ragazzo, cadendo in malo modo, si ruppe una gamba.
I vicini tornarono a casa dell’agricoltore, portando doni per il giovane ferito. Il sindaco del villaggio, solennemente, presentò le condoglianze al padre, dicendo che tutti erano molto dispiaciuti per l’accaduto.
L’uomo ringraziò per la visita e l’affetto di tutti. Ma domandò: “Come potete sapere se l’accaduto è un male per me?”
Questa frase lasciò tutti stupefatti, perché nessuno potrebbe avere il minimo dubbio di come un incidente ad un figlio possa essere una tragedia. Uscirono della casa dell’agricoltore, commentando fra sé: “È davvero impazzito; il suo unico figlio può rimanere zoppo per sempre ed ha ancora dubbi che l’accaduto possa davvero essere una disgrazia.”
Trascorsero alcuni mesi ed il Giappone dichiarò guerra alla Cina. Gli emissari dell’imperatore attraversarono tutto il paese alla ricerca di giovani in buona salute da inviare al fronte in battaglia. Arrivarono al villaggio e reclutarono tutti i giovani, eccetto il figlio dell’agricoltore che aveva la gamba rotta.
Nessuno dei ragazzi ritornò vivo. Il figlio guarì, i due animali fecero puledri che furono venduti dando una buona resa in denaro. L’agricoltore passò a visitare i suoi vicini per consolarli ed aiutarli, poiché si erano mostrati solidali con lui in ogni situazione. Ogni volta che qualcuno di loro si lamentava, l’agricoltore diceva: “Come sai se questa è un male?”. Se qualcuno si rallegrava troppo, gli domandava: “Come sai se questa è un bene?”
Questo naturalmente non significa che non si debba agire pianificando le proprie azioni, cercando di comprendere ciò che avviene nella nostra quotidianità. Non significa neppure che non si debba tendere ad agire per quello che si crede essere il meglio. La corteccia prefrontale (che si occupa di questo) è una delle cose più belle e speciali che noi esseri umani abbiamo.
Occorre però essere sempre consapevoli che il nostro giudizio è per sua natura imperfetto e riduzionista, occorre stare attenti a non essere vittime del pregiudizio.
Su questo si sofferma la meditazione di oggi, a volte il giudicare non è una valutazione di ciò che è opportuno ma diventa una fonte di errore e un pregiudizio, lungi da essere uno strumento, si trasforma in un ostacolo che ci impedisce di vedere le sfumature.
E' forse necessario che io sottolinei che troppo spesso questi meccanismi li mettiamo in atto anche con noi stessi giudicandoci troppo severamente?

"  Perché misuriamo il nostro comportamento? Perché abbiamo stabilito regole e ci aspettiamo che le persone le seguano? Chesed di Gevurà è l'amore nella disciplina, è la consapevolezza che non abbiamo il diritto di giudicare gli altri, abbiamo solo il dovere di amarli, che significa volere da loro stessi il meglio. Chiedetevi: quando ho giudicato e criticato un altro l'ho fatto seguendo il mio disprezzo e irritazione? C'è qualche mia soddisfazione nascosta nel suo fallimento? O è solo per amore dell'altro?


Esercizio per il giorno: prima di criticare qualcuno oggi, pensaci due volte: lo faccio per attenzione e per amore?"

La parte scritta in blu deriva direttamante da:
Meditazioni di Simon Jacobson 
Fonte: it.chabad.org


Post a cura di Giovanna Massari 

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